made in wall n.06|2012 – L’IMPERMANENZA DELLE COSE

L’IMPERMANENZA DELLE COSE… indizi e ritrovamenti

dedicato a dario apostoli e paolo donini

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1. ho raccontato nel video un mio passaggio rapido attraverso l’allestimento collettivo curato da dario apostoli e paolo donini “l’impermanenza delle cose” . la mia è una specie di visione nella visione – un secondo ritmo . un tentativo maldestro di ingresso e il conseguente smarrimento di tutti gli indizi iniziali . non so cosa stessi cercando . non lo so ancora . resta un piccolo omaggio a un interessante esperimento corale e visionario – e forse il ritrovamento di una prospettiva a cui da tempo sto pensando anch’io intorno al lavoro sull’immagine in movimento e alle sue infinite declinazioni . vedremo . più avanti ne parleremo insieme proprio a dario apostoli qui sul wall .

2. questo testo non è una recensione – ma una conseguenza . l’ho scritto ripensando ad alcuni ritrovamenti provenienti proprio da quel passaggio di cui sopra – una mattina – di getto – coperto di scorie . notizie sull’impermanenza delle cose giù in fondo alla fine del testo . buona lettura – e se volete : trattatevi bene .

non vedo il sole . neanche stamattina . spengo la sveglia . presto – molto presto . come ogni giorno . raccolgo le ossa . aspetto che salga il caffè – poi mi distraggo o forse mi appisolo e non lo bevo . me lo dimentico . mi lavo – mi vesto – prendo borsa / portatile / cellulare / quaderno / libro / chiavi – esco > tutto dentro un unico pensiero : abbassare il riscaldamento prima di uscire... non lo faccio . me lo dimentico . esco ed è ancora buio . come ogni giorno – appunto . alzo lo sguardo . l’aria non troppo fredda . niente nuvole . stelle poche e anche piuttosto pallide . salgo in auto e la radio mi accoglie subito con uno schianto in non so più quale autostrada . parto verso la città . strada già viva . foschia a est verso la pianura – a ovest le colline più buie del buio . niente sole ancora . come ogni giorno . inverno o estate che sia . vado a pagare gli infiniti debiti e soprattutto a negoziare qualche ora di libero arbitrio . lentamente il cervello comincia a organizzare la giornata : le cose da fare – da non fare – da disfare . faccio il punto della situazione dei soldi che non ho . misuro quanta sopravvivenza mi resta . come ogni giorno . poi all’improvviso penso alle gambe lunghissime di mio figlio – non ha ancora otto anni . solo poche ore prima lo avevo sistemato sotto il piumino nel suo letto . si muove e russa come un’orda di diavoli . come me del resto . ogni giorno . prego che non mi somigli troppo – anche se quando riconosco analogie nei gesti e nelle reazioni mi commuovo – mi preoccupo – mi arrabbio : ne vado fiero insomma … ma faccio in modo che lui non se ne accorga . sto arrivando in città con la solita andatura inferocita – superando a rullo tir e furgoni di ogni mattina . come solito . alla radio parlano di stalking maschile o femminile . sto un po’ a sentire  – alcuni raccontano storie con tempi comici involontari e irresistibili . ma sono brutte storie – soffocanti – mi inquietano – parecchio – e ancora di più mi inquieta il tono ‘normale’ delle persone che raccontano la loro esperienza – in modo un po’ confuso – imbarazzato ma anche dettagliato . c’è qualcosa di ‘comprensivo’ – di conciliante nelle loro voci – che capisco ma non sopporto . mi distolgo – continuo ad accelerare e mi chiedo se scriverò oggi – e che cosa soprattutto . vorrei scrivere . dovrei scrivere . ne ho bisogno . scansiono quella zona indefinibile dietro gli occhi fin giù all’inizio della gola spingendomi lungo le propaggini nervose che arrivano in cima alle spalle e dietro i muscoli femorali . non ci sono segnali . allora devo mettermi ad ascoltare . ne ho bisogno . predispongo il solito vuoto intenzionale giù dietro le pareti dello stomaco . cerco di rilassarmi e svuoto i polmoni . lascio che la velocità della macchina mi rilassi . tento di ignorare l’onda di pensieri e complicazioni che già fa capolino davanti al muso della macchina in corsa . è lì pronta a inabissarmi . niente . nessuna sillaba . nemmeno un indizio . silenzio . è un silenzio teso però . un silenzio carico . ma è pur sempre silenzio . devo aspettare ancora e quindi guardo altrove . salgo in tangenziale che sembra davvero quel nastro lucido e cupo che ogni tanto qualche scrittore di successo s’attarda a descrivere in preda a imprevisto poetese . penso che amo l’asfalto . è un materiale molto poetico . faccio un errore : mi accendo una sigaretta . questo gesto mi riporta al ‘qui e ora’ e comincio a congetturare . sfioro rapido e in superficie argomenti – volti – questioni – odori – attese e distanze del giorno prima . sono in trappola . anche il suono della radio è più chiaro – poi per fortuna salta la stazione che sto ascoltando e parte una specie di sonar gracchiato . una pulsazione meccanica e urticante dal ritmo regolare – insistente – urgente . mi piace . ci voleva . alzo il volume fino a distorcere il suono . torno fuori dal ‘qui ed ora’ – respiro e continuo a correre sulla corsia di sinistra – mi accorgo di essere serenamente oltre ogni limite di velocità ragionevole . più che altro consumo troppo gasolio e la spia dell’olio è già accesa da qualche giorno . rallentò un po’ ma il suono urticante della radio mi protegge e comincio a rivedere alcune immagini che ho ripreso qualche settimana fa (guarda il video) . mi ricordo che devo richiamare dario apostoli – l’artista che ha realizzato quel progetto collettivo .. ricordo che avevo apprezzato alcuni lavori e tutta l’idea nel suo insieme . decido che ci faccio su un madeinwall e anche di seguire eventuali evoluzioni di questo autore in futuro . chissà . decido anche che prossimamente lo intervisterò e come se d’improvviso si fossero spalancate le fauci del firmamento mi crollano addosso tutte insieme le cose da fare ancora in sospeso : le cose da fare per guarire – sopravvivere – continuare – resistere – non uccidere – sperare – inseguire etc…… allora sale e risale e risale ancora quella strana sensazione che prende alle braccia . tremore – insofferenza – urgenza . il qui ed ora .. appunto . come ogni giorno . mi accendo un’altra sigaretta ed esco a bomba dalla tangenziale sono quasi arrivato e la radio fortunatamente continua ancora a pulsare . sul bordo a  destra della strada vedo uno strano movimento . lo vedo con la coda dell’occhio . un cane credo . poi cerco di vedere meglio e rallento – forse non è un cane – ha una strana forma bassa e allungata . la vedo un attimo poi scompare . sembra più una volpe . ma è impossibile una volpe qui . c’è un po’ di campagna certo – ma è più che altro terra morta che circonda la fiera e le torri . sono già in città . guardo ancora non vedo più niente . riparto veloce e intanto rivedo tutte le volpi vive o morte che ho contato in questi anni sulle strade intorno a casa mia .  la volpe di ‘macchine del diluvio’ che è la stessa delle ‘parole della volpe’ nel libro dei vivi . sento una fitta . un principio di amaro sotto la gola indurita . si alza la sbarra . entro nell’edificio bianco e vetro e acciaio dove lavoro . la radio non pulsa più . si è spenta da sola . o sono io che l’ho spenta . non lo so più . non mi ricordo . spengo le luci . prendo la borsa . resto un attimo in attesa . forse voglio restare in macchina . non lo so . non capisco . tutto si fa scuro e silenzio . tutto è più teso . solo il ticchettio del motore che si raffredda . dovrebbe farmi paura  qualcosa di imminente . lo sento . ma forse non ho paura . non mi guardo nello specchietto . non serve . lo so che faccia ho . e so anche che cos’è che mi sta scendendo dagli occhi . tiro il fiato e scendo dalla macchina .

bazzano-bologna 15 novembre 2012 .

stefano massari

 

nel video l’allestimento

impermanenza delle cose Multimedia Exhibition

A cura di Dario Apostoli e Paolo Donini

Con opere di

Dario Apostoli

Paolo Asaro

Colette Baraldi

Daniela Bazzani

François Buffet

Roberta De Piccoli

Annamaria Federici

Hase Kaihei

BenOÎt Labourdette

Pascal Laurent

RaphÄel Maze

Thibault Peckre

Fabrizio Saiu

Max Schleser

Sono state realizzate con il telefono cellulare o videofonino le opere della mostra “Impermanenza delle cose” al Palazzo Ducale di Pavullo. Una mostra di pocket film o “film tascabili” di artisti internazionali che “interpretano il tema – notano i curatori Paolo Donini e Dario Apostoli – dell’impermanenza umana e materiale, il costante fluire, apparire e svanire degli esseri, delle cose e degli eventi, nelle immagini catturate dal più comune e diffuso oggetto della tecnologia”. Ne sono autori Apostoli, Paolo Asaro, Colette Baraldi, Daniela Bazzani, Francois Buffet, Roberta De Piccoli, Annamaria Federici, Hase Kaihei, Bemoit Labourdette, Pascal Laurent, Raphael Maze, Thibault Peckre, Fabrizio Saiu e Max Schleser. La mostra, concepita come una macroinstallazione, racconta i nuovi esiti di questo linguaggio ed evidenzia come oggi si possa produrre film di qualità eccellente senza fare investimenti in telecamere e software e con l’opportunità dell’autoproduzione.

Da la Gazzetta di Modena

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